Ufficialmente l' #oniricofestival Apre i Battenti Questo Martedì con ONIRICO FILM FESTIVAL. Siete tutti Invitati alla Prima Proiezione dalle oRe 21,30 con il Film Pluripremiato e osannato dalla Critica Cinematografica DIAZ. #ingressolibero
lunedì 8 giugno 2015
Onirico Film Festival 2015
Si avvia la prima collaborazione con l'associazione Officina culturale Parco della Musica.
La prima serata sarà martedi 09/06 presso il Parco della musica Sant'Egidio alla Vibrata
A più di dieci anni dai fatti, Vicari racconta la Genova del G8. Con una rete efficace di flashback e flashforward, sceneggiatura e regia riportano alla memoria lo scempio del diritto, della democrazia, della dignità delle persone e dei loro corpi perpetrato da "servitori dello Stato" fra il 20 e il 21 luglio 2001, prima nella caserma Diaz e poi in quella di Bolzaneto. Accurato, incalzante, giustamente "doloroso".
La sentenza della Corte di Strasburgo di quest'anno, che condanna il nostro Paese per l'irruzione della polizia alla Diaz durante il G8 del 2001, è arrivata infatti prima che il Parlamento abbia legiferato in questo senso. La Corte Europea per i Diritti Umani ha stabilito che il blitz operato dagli agenti nella scuola va «qualificato come tortura» ed è quindi da condannare anche la legislazione italiana perché non prevede una simile fattispecie di reato. In particolare i giudici di Strasburgo ritengono sia stato violato l'articolo 3 che impone il «divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti» e soprattutto giudicano la risposta delle autorità italiane «inadeguata». La sentenza ha accolto il ricorso di uno dei manifestanti che aveva deciso di passare la notte nella scuola insieme ad altre decine di persone.
Oltretutto la sentenza crea un precedente per altri ricorsi ancora pendenti che riguardano sia i fatti della Diaz sia le violenze subite nella caserma di Bolzaneto.
La Cassazione nel 2012 confermò la condanna per i vertici della Polizia coinvolti nel blitz alla Diaz che furono sospesi dal servizio ma prescrisse le lesioni per gli agenti protagonisti dei pestaggi.
SCHEDA FILM
Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001, l'attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo. Alma è un'anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l’ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia. Luca, Alma, Nick, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001. Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz-Pascoli, sede del Genoa Social Forum adibita per l'occasione a dormitorio.
CAST TECNICO
Regia:Daniele Vicari
Sceneggiatura:Daniele Vicari, Laura Paolucci
CAST
La prima serata sarà martedi 09/06 presso il Parco della musica Sant'Egidio alla Vibrata
A più di dieci anni dai fatti, Vicari racconta la Genova del G8. Con una rete efficace di flashback e flashforward, sceneggiatura e regia riportano alla memoria lo scempio del diritto, della democrazia, della dignità delle persone e dei loro corpi perpetrato da "servitori dello Stato" fra il 20 e il 21 luglio 2001, prima nella caserma Diaz e poi in quella di Bolzaneto. Accurato, incalzante, giustamente "doloroso".
La sentenza della Corte di Strasburgo di quest'anno, che condanna il nostro Paese per l'irruzione della polizia alla Diaz durante il G8 del 2001, è arrivata infatti prima che il Parlamento abbia legiferato in questo senso. La Corte Europea per i Diritti Umani ha stabilito che il blitz operato dagli agenti nella scuola va «qualificato come tortura» ed è quindi da condannare anche la legislazione italiana perché non prevede una simile fattispecie di reato. In particolare i giudici di Strasburgo ritengono sia stato violato l'articolo 3 che impone il «divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti» e soprattutto giudicano la risposta delle autorità italiane «inadeguata». La sentenza ha accolto il ricorso di uno dei manifestanti che aveva deciso di passare la notte nella scuola insieme ad altre decine di persone.
Oltretutto la sentenza crea un precedente per altri ricorsi ancora pendenti che riguardano sia i fatti della Diaz sia le violenze subite nella caserma di Bolzaneto.
La Cassazione nel 2012 confermò la condanna per i vertici della Polizia coinvolti nel blitz alla Diaz che furono sospesi dal servizio ma prescrisse le lesioni per gli agenti protagonisti dei pestaggi.
SCHEDA FILM
Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001, l'attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo. Alma è un'anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l’ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia. Luca, Alma, Nick, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001. Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz-Pascoli, sede del Genoa Social Forum adibita per l'occasione a dormitorio.
CAST TECNICO
Regia:Daniele Vicari
Sceneggiatura:Daniele Vicari, Laura Paolucci
Musiche:
Teho TeardoMontaggio:
Benni AtriaCAST
Luca Gualtieri:
Elio GermanoMax Flamini:
Claudio SantamariaPippo Delbono
Rodolfo Serpieri:
Rolando RavelloMarco Cerone:
Alessandro RojaMarzio Pisapia:
Ignazio OlivaAlma Koch:
Jennifer UlrichMonica Barladeanu
Maria:
Aylin PrandiAlessandro Vitali:
Renato ScarpaMarco:
Davide IacopiniFrancesco Scarponi:
Paolo CalabresiNick Janssen:
Fabrizio Rongione
DATI
Anno:
2011
Nazione:
Italia / Romania / Francia
Distribuzione:
Fandango
Durata:
120 min
Data uscita in Italia:
13 aprile 2012
mercoledì 13 maggio 2015
Accadeva oggi : il 13 maggio 1990, il famoso calcio di Boban.
Difese un supporter manganellato dagli agenti serbi e diventò un mito. Accadde il 13 maggio 1990, quando militava nella Dinamo Zagabria. Prima del match contro gli storici rivali della Stella Rossa sugli spalti accadde di tutto
Gli incidenti di Belgrado portano inevitabilmente al passato, anche se all'interno di scenari diversi, quando la Jugoslavia era una nazione, ma già sull'orlo della guerra civile. Il 13 maggio 1990 è passato alla storia come una delle pagine più nere del calcio balcanico. Si gioca allo stadio Maksimir di Zagabria; avversari e rivali da sempre la squadra di casa della Dinamo e la Stella Rossa di Belgrado. Astro nascente e nuovo simbolo della Dinamo è Zvonimir Boban, 21 anni, trequartista.
LA CRONACA — La partita, valida per il campionato, in realtà non comincia nemmeno, perché sugli spalti accade di tutto. Le due tifoserie si fronteggiano e in pochi minuti la situazione degenera drammaticamente. La polizia a maggioranza serba, propensa a chiudere un occhio nei confronti dei tifosi ospiti, carica quelli della Dinamo, con manganelli e gas lacrimogeni. La reazione è immediata: i supporter di casa invadono il campo a caccia dei rivali serbi. Intervengono così i reparti antisommossa, che utilizzano autoblindati e cannoni ad acqua.
LA REAZIONE DI BOBAN — Quando i giocatori della Dinamo tentano di convincere i tifosi a riprendere il loro posto, avviene il fatto più eclatante: Boban colpisce un agente con un calcio volante per proteggere un giovane tifoso croato dalle manganellate della polizia federale jugoslava; Boban viene tratto in salvo da alcuni supporter e dirigenti della Dinamo. La rivolta si esaurisce solo a notte fonda, dentro e all'esterno dello stadio, con una marea di arresti e feriti. Boban, che diventerà un eroe per il popolo croato, rischia l'arresto, ma sarà sospeso per sei mesi e non verrà convocato ai Mondiali del 1990 in Italia. "Ho reagito a una grande ingiustizia, così chiara che uno non poteva rimanere indifferente. Quando il poliziotto mi ha colpito, ho risposto" raccontò poi Boban, tutto sommato uno dei punti di partenza dell'indipendenza croata.
Cancro, come prevenirlo e curarlo
E' stata pubblicata un’importante review nella quale sono stati riesaminati tutti gli studi esistenti sul rischio riguardante diversi tipi di cancro in base allo stile di vita scelto. Questa review, pubblicata congiuntamente dal World Cancer Research Fund (WCRF) e dall’American Institute for Cancer Research (AICR), mettendo insieme le ricerche di alta qualità e l’esperienza scientifica internazionale, fa il punto della situazione sulla conoscenza delle relazioni tra alimentazione, caratteristiche del corpo, attività fisica e i diversi tipi di cancro.
mercoledì 6 maggio 2015
Bergamini, ancora nessuna decisione
Il gip del tribunale di Castrovillari potrebbe decidere entro l'estate o in autunno sulla richiesta di archiaviazione avanzata dalla Procura sul caso del calciatore morto nel 1989 a Roseto Capo Spulico
CASTROVILLARI I genitori e la sorella di Donato Bergamini, morto in circostanze misteriose il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico, hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione nei confronti dei due indagati nell'inchiesta sul decesso dell'ex calciatore, Isabella Internò e Raffaele Pisano. Le due richieste di archiviazione sono state presentate al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari. La richiesta di archiviazione nei confronti di Internò e Pisano era stata avanzata il 22 dicembre scorso dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. Isabella Internò, ex fidanzata di Bergamini, è indagata per concorso in omicidio, mentre il camionista Raffaele Pisano è coinvolto nell'inchiesta per false dichiarazioni e favoreggiamento.
Le due opposizioni all'archiviazioni sono state presentate dal padre e dalla sorella dell'ex calciatore, Domizio e Donata Bergamini, assistiti dall'avvocato Eugenio Gallerani, e dalla madre, Maria Zerbini, assistita dall'avvocato Vincenzo Adamo.
L'inchiesta sulla morte di Bergamini era stata riaperta il 18 luglio 2011 su disposizione del giudice per le indagini preliminari, Pasquale Collazzo, che aveva accolto la richiesta della Procura alla quale era stata presentata una richiesta in tal senso dai familiari del calciatore. Nel corso della nuova inchiesta, da una perizia dei Ris di Messina era emerso che il calciatore non suicidò lanciandosi sotto un camion, ma era già morto quando fu investito. Isabella Internò è l'unica testimone oculare di quel presunto incidente stradale. Alla riapertura dell'inchiesta la Procura decise di sentire l'ex fidanzata del calciatore come testimone e a distanza di pochi mesi fu sottoposta a indagine.
lunedì 4 maggio 2015
Accadeva oggi :Tragedia del grande Toro
| Torino 4 maggio 1949 notte - nebbia, pioggia, vento, silenzio laddove 6 ore fa si è sfracellato l'aeroplano che riportava a Torino la più bella squadra di calcio d'Italia. Un pallido, rossastro riverbero illumina ancora palpitando le muraglie della Basilica di Superga. Un pneumatico dell'apparecchio sta ancora bruciando, ma la fiamma cede, tra poco sarà completamente buio. Lo spaventoso disastro è successo alle 17:05. Superga era avvolta in una fitta nebbia. A 30 metri non si vedeva niente. Nella sua stanza al primo piano della basilica il cappellano del tempio, prof. Don Tancredi Ricca stava leggendo. | |||||||||||||||||
| La pioggia, una impetuosa pioggia quasi da temporale scintillava scrosciano contro i vetri. Dal silenzio usciva poco a poco un rombo. Un aeroplano, pensò don Ricca. Ma ne passano tanti di aeroplani, un traguardo fra gli aviatori in arrivo. Prima di scendere al campo aeronautica d'Italia i piloti usano fare un picco sopra la Basilica, un ultimo giro. Niente di strano, dunque ... Non è vero! Non è vero! Alcune ore sono passate prima che i torinesi, diciamo gli italiani, uscissero a conoscere nella sua selvaggia crudeltà questa sciagura. Pare che pochi minuti prima della tragedia il marconista del campo di Torino in collegamento radio col collega a bordo dell'apparecchio ha scambiato con lui brevi messaggi. L'aereo - un 212 Fiat trimotore - gli avrebbe richiesto l'orientamento comunicando di trovarsi in mezzo a una formazione temporalesca a 2000 metri di quota. Poco dopo l'aeroplano si frantumava contro il pianterreno di Superga. Possibile che in così breve tempo, tenendo conto della visibilità che avrebbe dovuto consigliare prudenza, l'aereo fosse disceso di quasi 1300 metri? E' sorto così il dubbio che l'altimetro si sia bloccato e che quindi il pilota, convinto di essere sempre a una quota notevole, non dubitasse minimamente del tremendo pericolo a cui andava incontro. C'è qualcuno che assicura di aver rintracciato il cruscotto e visto il quadrante dell'altimetro. Secondo questa testimonianza non ancora controllabile, la lancetta è ferma e punta a quota 2000. Se ciò fosse vero, sarebbe trovato il motivo principale del disastro.
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La famiglia Rasman vuole che si sappia…
Nel 2009, nell'ambito del processo per la prima volta nella storia della Repubblica, degli agenti della Polizia di Stato sono stati condannati per omicidio colposo.
Daniele Martinelli, che realizzò video,succesivamente postati sul web, fu querelato per diffamazione e ha gentilmente pubblicato la sua testimonianza:
"Ricordo ancora la querela penale per diffamazione che ricevetti dai legali degli agenti condannati per l'omicidio di Riccardo Rasman. Non gli era piaciuto come avevo raccontato sul blog la vicenda della loro irruzione nel piccolo appartamento della vittima. Riccardo Rasman morì legato e incaprettato col fil di ferro. Per loro fu troppo definire "aggressione" quel tragico blitz. S'attaccarono alle parole nella speranza di aver ragione. Nel frattempo, loro, sono stati condannati per omicidio anche se non hanno fatto nemmeno un giorno di galera. Non solo. Non hanno nemmeno smesso i panni degli agenti, visto che da Trieste sono stati trasferiti a Mestre. La querela si è tradotta in una sola udienza svoltasi al tribunale di Trieste nel 2011. Il mio legale ha chiesto ottenuto il trasferimento del procedimento a Milano per competenza territoriale. Ad oggi, dopo ormai 7 anni, nessun pm del palazzaccio meneghino ha ancora deciso se procedere o se archiviare. Dato il tempo passato, la querela dovrebbe essere ormai caduta in prescrizione."
Adesso il ministero dell'interno e i 3 poliziotti condannati nel 2009 sono stati condannati al risarcimento di 1.200.000 euro nei confronti della famiglia di Riccardo.
"Il ministero dell’Interno è stato condannato, con tre poliziotti, a risarcire per un milione e 200mila euro i famigliari di Riccardo Rasman, il disabile morto a Trieste nel 2006 dopo un’irruzione della polizia in casa sua. Il legale della famiglia, Claudio Defilippi, presenterà appello perché ritiene la somma non sufficiente. "Questo", ha detto il legale, "è un caso ancora più grave di quello di Federico Aldrovandi per il quale lo Stato è stato condannato a pagare circa il doppio". Nel 2009 sono stati condannati gli agenti Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi a sei mesi con la condizionale. I tre non sono mai andati in carcere e sono tutt’ora in servizio. Defilippi contesta il fatto che il giudice civile di Trieste non abbia riconosciuto ai famigliari il danno patrimoniale e quello "tanatologico", ovvero il danno subito da Rasman e tramandabile alla sua famiglia. Famiglia che è "stremata, dopo dieci anni di battaglia contro lo Stato", ha spiegato il legale secondo il quale, in attesa di un pronunciamento in appello, "lo Stato potrebbe almeno pagare quei 500mila euro che aveva offerto in via transattiva" ma che i famigliari di Rasman non avevano accettato perché avrebbe posto fine alla causa."
Daniele Martinelli, che realizzò video,succesivamente postati sul web, fu querelato per diffamazione e ha gentilmente pubblicato la sua testimonianza:
"Ricordo ancora la querela penale per diffamazione che ricevetti dai legali degli agenti condannati per l'omicidio di Riccardo Rasman. Non gli era piaciuto come avevo raccontato sul blog la vicenda della loro irruzione nel piccolo appartamento della vittima. Riccardo Rasman morì legato e incaprettato col fil di ferro. Per loro fu troppo definire "aggressione" quel tragico blitz. S'attaccarono alle parole nella speranza di aver ragione. Nel frattempo, loro, sono stati condannati per omicidio anche se non hanno fatto nemmeno un giorno di galera. Non solo. Non hanno nemmeno smesso i panni degli agenti, visto che da Trieste sono stati trasferiti a Mestre. La querela si è tradotta in una sola udienza svoltasi al tribunale di Trieste nel 2011. Il mio legale ha chiesto ottenuto il trasferimento del procedimento a Milano per competenza territoriale. Ad oggi, dopo ormai 7 anni, nessun pm del palazzaccio meneghino ha ancora deciso se procedere o se archiviare. Dato il tempo passato, la querela dovrebbe essere ormai caduta in prescrizione."
Adesso il ministero dell'interno e i 3 poliziotti condannati nel 2009 sono stati condannati al risarcimento di 1.200.000 euro nei confronti della famiglia di Riccardo.
"Il ministero dell’Interno è stato condannato, con tre poliziotti, a risarcire per un milione e 200mila euro i famigliari di Riccardo Rasman, il disabile morto a Trieste nel 2006 dopo un’irruzione della polizia in casa sua. Il legale della famiglia, Claudio Defilippi, presenterà appello perché ritiene la somma non sufficiente. "Questo", ha detto il legale, "è un caso ancora più grave di quello di Federico Aldrovandi per il quale lo Stato è stato condannato a pagare circa il doppio". Nel 2009 sono stati condannati gli agenti Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi a sei mesi con la condizionale. I tre non sono mai andati in carcere e sono tutt’ora in servizio. Defilippi contesta il fatto che il giudice civile di Trieste non abbia riconosciuto ai famigliari il danno patrimoniale e quello "tanatologico", ovvero il danno subito da Rasman e tramandabile alla sua famiglia. Famiglia che è "stremata, dopo dieci anni di battaglia contro lo Stato", ha spiegato il legale secondo il quale, in attesa di un pronunciamento in appello, "lo Stato potrebbe almeno pagare quei 500mila euro che aveva offerto in via transattiva" ma che i famigliari di Rasman non avevano accettato perché avrebbe posto fine alla causa."
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